martedì 30 settembre 2008

Superclass, l’èlite padrona del mondo


Tratto da NWO Di Glauco Maggi Seimila potenti guidano l’economia globale. Poliglotti, di ogni razza e quasi tutti uomini
Una loro sede fissa è Davos, in Svizzera, diventata ormai un evento mediatico globale delle élite internazionali: invasa dai giornalisti, è una passerella senza segreti che ospita ogni anno un’avanguardia di membri (rotanti) della «superclass». L’élite dell’élite, però, ama ritrovarsi nei più esclusivi meeting annuali itineranti della Trilateral Commission, o nel Bilderberg Group, dal nome dell’Hotel de Bilderberg, in Olanda, dove si tenne la prima riunione di auto-eletti nel 1954. Da allora il Bilderberg funziona solo ad inviti, e non ammette reporter che raccontano, semmai solo qualche super-giornalista che ha superato l’esame d’ammissione al club: per esempio il neo-conservatore William Kristol e il liberal Thomas L. Friedman, entrambi commentatori del New York Times.
La individuazione di una «superclass» che si è installata in cima al mondo è il parto di un ex sottosegretario di Bill Clinton per le politiche commerciali internazionali, David Rothkopf. Il suo libro-Manifesto, titolato appunto «Superclass», è stato appena tradotto anche in Italia da Mondadori. Il termine ammicca alla teoria marxista delle classi, ma in una rivisitazione che punta al riscatto dei diseredati, ai poveri del mondo che non avevano posto nel verbo marxiano dell’Ottocento, concentrato sull’Europa industrializzata: più in basso del Lumpenproletariat, ladri e prostitute assimilati ai capitalisti nel reprimere gli operai, Mark ed Engels non avevano potuto andare. Rothkopf sì: così, i reietti del globo che emergono dalle analisi della Banca Mondiale, cioè i tre miliardi di esseri umani che vivono con meno di 2,50 dollari al giorno (dati 2005) diventano la cattiva coscienza della superclasse internazionale. Che è cosmopolita e poliglotta ma più omogenea, nelle forme, di quanto le tensioni geopolitiche, e le differenze di razze e di tassi di sviluppo, potrebbero fa credere.
Secondo dati non di Rothkopf ma della ricerca sui milionari 2007 della Merrill Lynch-CapGemini, il vento della ricchezza finanziaria spira più da Est che da Ovest: gli Usa perdono quote di mercato tra i nuovi Paperoni (gente che ha investimenti in titoli per oltre un milione di dollari), mentre quelli dei Paesi emergenti sono cresciuti ad un tasso 5 volte più alto degli americani. L’anno scorso, i neo-ricconi sono balzati del 19% in Brasile, Russia, India e Cina, contro un aumento di solo il 3,7% negli Usa, che hanno visto ridursi in un anno la percentuale dal 31% al 29%, a vantaggio delle quattro nazioni neo-sviluppate salite dal 6% all’8%. Gli europei hanno ora il 31% di milionari, ma ne vantavano il 36% quattro anni fa.
Se una superclass globale esiste, è insomma ormai soggetta alla mobilità e alle scalate sociali che da sempre connotano il capitalismo, ora declinato pure in mandarino e in cirillico. Le materie prime hanno dato l’avvio alle nuove accumulazioni, ma adesso sta alle economie emerse saper accomodare le proprie classi dirigenti alla tavola imbandita del lusso. Termometri sensibili della affluenza del 2000 sono i megayacht e gli aerei privati. Burgess, azienda di brokeraggio di yacht, visto il trend attuale di ordini da Russia e India conta di fare entro cinque anni la metà dei suoi affari nei Paesi emergenti. E per la prima volta nei suoi 49 anni di storia la Gulfstream, nel 2007, ha avuto più ordini dall’estero per i suoi jet privati che non dall’America, dove pure sono cresciuti del 30%. Inevitabilmente, la nuova superclass sconta cadute di stile, tipiche dei nuovi ricchi: «Non sono abituati ad aspettare», racconta Robert Baugniet, portavoce della Gulfstream. «Quando si sentono dire che il G550 che vogliono comprare gli arriverà nel primo trimestre del 2013, richiudono stizziti la valigetta piena di dollari e non capiscono perché devono aspettare tanto».
In una imbarazzante promiscuità con la classe vecchio stampo delle élite navigate, la superclass globalizzata ha fame di simboli e fretta di mostrarli. Basta guardare chi compra ora i club inglesi di calcio, un tempo status symbol domestici ed ora giocattoli per sceicchi e neo-capitalisti putiniani gonfi di petrodollari. Oppure scorrere l’elenco, zeppo di russi, sudamericani e asiatici, di chi ha preso casa nelle due Torri della Cnn o nell’ex Plaza Hotel, supercondomini con vista su Central Park, o nel residence di Soho costruito da Donald Trump. Ma superricchi e superpotenti sono davvero una stessa razza, la nuova élite globalizzata dello sfruttamento? L’anagrafe che Rothkopf ha ricostruito in una lezione recente tenuta nel Middlebury College in Vermont risponde di sì: «Prendiamo le maggiori 2000 corporation del mondo, che impiegano 70 milioni di persone ovunque. Se consideriamo l’indotto che ruota attorno ad ognuna - per esempio la Procter&Gamble ha 30 mila ditte fornitrici - vuol dire che mezzo miliardo di persone dipende dalle decisioni di quei 2000 amministratori delegati. Essendo società quotate, gli azionisti hanno il loro peso: ma gli scambi, in realtà, sono opera dei 10 mila hedge fund, di cui 300 gestiscono l’80% delle transazioni, e 100 il 60%».
Gli executives dei fondi e delle banche maggiori, dunque, entrano anch’essi di diritto nel club, che a conti fatti raccoglie 6 mila membri contando pure politici, alti ranghi militari, capi delle religioni. Un potere concentrato, schiavo della globalizzazione, prono al mercato e sordo alla voce degli esclusi: Rothkopf vuole fare la rivoluzione, ma dove sono i proletari? Lui indica nelle donne la maggioranza più sottorappresentata, poiché il 94,7% dei 6000 della superclass sono maschi. Sarà la Palin il Lenin del 2000?

mercoledì 3 settembre 2008

I Pellerossa e Himmler


Secondo documenti top secret, declassificati agli inizi del XXI secolo, sembrerebbe che nativi indiani d’America, chiamati comunemente pellerossa, avrebbero fatto parte di un costituendo reparto delle Waffen SS o SS combattenti. Da documenti finalmente resi pubblici, sembra che le SS avrebbero costituito sul finire della seconda guerra mondiale un reparto da esplorazione, denominato ufficialmente come “Aufklarung Reiter Kompanie “Chief Sitting Bull”. Ma come si era giunti a tanto? Ebbene, nativi indiani d’America che erano stati forzatamente arruolati come coscritti nell’Esercito americano dell’ US Army, furono catturati dalla Wehrmacht durante le battaglie di Kasserine in Africa settentrionale, a Monte Cassino in Italia e in Normandia. Questi pellerossa gradirono molto entrare a far parte delle Waffen SS con la speranza che il Terzo Reich uscisse vincitore prima in Europa e poi andasse alla conquista dell’America per distruggere il governo della banda di Roosevelt che consideravano plutocratico, con il fine ultimo di poter edificare una nuova nazione autonoma di indiani d’America. Il loro leader era il capo Cherokee Standing Bull, il cui avo era Toro Seduto. Standig Bull cercò invano di avere un incontro con il Fuhrer per essere nominato il gauleiter o governatore di un indipendente Cherokee-land ma invano, perché il fuhrer si trovava all’epoca in Prussia. Chief Standing Bull ebbe però il gradito onore di avere un incontro con il Reichsfuhrer delle SS Himmler. Dopo tale colloquio, venne costituito un reparto di cavalleria da esplorazione di “braves” o “guerrieri pellerossa” e Chief Standing Bull fu nominato Braves-Sturmbannfuhrer o “maggiore dei pellerossa” da Himmler in persona. Viene riferito che tale unità di guerrieri pellerossa incorporati nelle SS furono impiegati durante l’offensiva delle Ardenne ed essi andavano alla ricerca soprattutto di scalpi degli americani fatti prigionieri. Sembra che alcuni prigionieri statunitensi furono salvati addirittura da uomini della Gestapo.Poi furono impiegati nella battaglia di Berlino contro i sovietici.Solo 30 pellerossa sopravvivranno a tale battaglia, incluso Chief Standing Bull che fu anche un testimone delle nozze tra Eva Braun e Hitler in quegli ultimi caotici giorni del Terzo Reich. Sapendo che i sovietici avevano catturato i pellerossa, il presidente USA Truman li richiese a Stalin che fu ben contento di sbarazzarsene.Così i 30 pellerossa rimpatriarono negli USA e nel 1947 furono giudicati da una corte marziale militare per tradimento. Solo nel 1995 saranno perdonati dal presidente Clinton.
Da CrimeList.

mercoledì 27 agosto 2008

Non pensare, potrebbe essere pericoloso.


O'Brien alzo' quattro dita.
-Quante sono le dita che tengo alzate, Winston?
-Quattro
-E se il Partito dice che sono cinque, quante dita sono?
-Quattro!- Winston urlo' di dolore a causa di una macchina controllata da O'Brien-
-Quante dita, Winston?
-Quattro
-Quante dita, Winston?
-Quattro! Cosa altro posso dire?Quattro!
-Quante dita, Winston?
-Quattro!Basta!Basta! Ma perchè non ti fermi? Sono quattro, quattro!
-Quante dita sono, Winston?
-Basta!Cinque!Cinque!Cinque!
-No, Winston non serve a niente. Tu stai mentendo. Pensi ancora che siano quattro. Per piacere, quante dita sono?
-Quattro!Cinque! Tutto quello che vuoi! Ma basta con questa sofferenza! [...] [...]
-Sei lento nell'apprendere, Winston
-Ma come posso fare a meno...come posso fare a meno di vedere quello che ho davanti agli occhi? Due più due fa quattro.
-A volte, Winston. A volte fa cinque, a volte tre. A volte fa cinque, quattro e tre contemporaneamente. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare sani di mente.
Tratto da 1984 di George Orwell


Sea Shepherd: i nuovi pirati


Sea Shepard: si autofiniscono eco-pirati, navigano battendo BANDIERA NERA!
Eroi che lottano contro lo sfruttamento selvaggio della Natura, contro il massacro di delfini e balene perpetrato dalle forze del capitalismo globale, contro tutte le attività illegali e i crimini compiuti in mare.
Contro gli abusi e lo sfruttamento compiuti in nome dell’avidità e del profitto, che purtroppo sono diventati più importanti della Vita, della Natura e dell’Ambiente!
Per saperne di più: www.seashepherd.org

domenica 24 agosto 2008

ARMI ROMANE ANTICHE











Cari amici,molti di voi sapranno del mio amore per la scherma antica e la gioia che provo nel praticarla.Al fine di raccontare un pò della scienza militare dei nostri gloriosi antenati Romani vi mostrerò e vi spiegherò quello che era il corredo base di un Legionario Romano.
Incominciamo con la più classica delle armi di Roma:




GLADIO-La lama è di circa 50 cm,è praticamente l'arma perfetta.Corta e potente è di un'estrema maneggevolezza,permete di colpire in molti modi dato che è bilama ed ha una punta in grado di perforare armature e corrazze.Ideale con lo scudo,torna molto bene anche nell'usarne due in contemporanea.Negli scontri ravvicinati soprattutto in mischia è l'arma ideale.




DAGA-Versione più corta del gladio(35 cm)ma cmq simile,usata però per lo più per compiti di polizia.Fu adottata dai romani in seguito al contatto con le popolazioni barbare del Nord Europa.
Molto usata anche per tutto il medioevo, si presentava con una lama a V lunga circa 35 cm, studiata appositamente per avere una tremenda forza di penetrazione al fine di vanificare la copertura offerta dalle armature complete.









FALCADA GRECA
-Spada corta di origine greca molti diffusa da età antichissime tra i Traci che ne erano maestri e che la usavano molto bene in coppia o con un piccolo scudo rotondo.E'un'arma micidiale di taglio e di punta,adatta a entrare tra le scaglie delle armature.Emana una forza spaventosa quando viene usata di fendente in quanto la sua forma la rende adatta a dirigere il peso del corpo e della spinta del movimento rotatorio del braccio verso terra.In epoca romana era diffusissima tra i gladiatori.



PILUM-Lancia romana in legno con punta in acciaio cm. 190,veniva usata sia come difesa contro la cavalleria quando le legioni o le coorti erano schierate,sia come arma di offesa durante gli assalti veniva gettata circa a 15 m dal nemico.Una sua particolarità era che si piegava quando colpiva il bersaglio, così che il nemico non poteva riutilizzarla.Micidiale.

Elmo Romano di Cavalleria Imperiale-
Tutto in acciaio con rifiniture e decorazioni in ottone , pennacchio rosso verticale e imbottitura interna.



















SCUDO ROMANO QUADRATO-Questo è il classico scudo romano quadrato,ottimo sia per i combattimenti ravvicinati e in mischia perchè permette una buona copertura generale del corpo,soprattutto per gli arti inferiori in quanto i colpi alle gambe sono i più difficili da parare.Inoltre permette ad un manipolo di potersi porre a testuggine,il gioiello della scienza militare romana,una formazione che permetteva di avvicinarsi fin sotto le mura di una città anche se bersagliati da sassi e freccie o di districarsi in situazioni di pericolo e di inferiorità numerica.

lunedì 18 agosto 2008

"GOVERNO FASCISTA.."BY FAMIGLIA CRISTIANA


Di Antonino Amato Recentemente ci ha pensato il settimanale “Famiglia Cristiana” a rallegrarci le giornate estive. Lanciando intendere che il Governo Berlusconi stia facendo da battistrada ad un “fascismo che risorge sotto altra forma”.Due i “sintomi” di “questo fascismo ritornante”:1. L’impiego dei militari nelle città italiane a “dare una mano nel mantenere l’ordine pubblico”. E su questo non si può non convenire con il settimanale che si definisce “cristiano” ma potrebbe, agevolmente e giustamente, dirsi “giudaico”. I soldati vanno inviati in Afganistan, in Kossovo e in Libano a sostegno delle politiche bellicistiche di USA/Israel. Usarli nelle città italiane, invece, puzza tanto da “fascismo che ritorna”.2. Si vorrebbero “prendere le impronte ai bambini rom”. E si sbandiera la giustificazione che la misura sarebbe presa per…. accertarne la “identità” e per proteggerli. Giustificazioni ridicole e fuorvianti. Basta difatti notare che la “Città del Vaticano” non ha bisogno di ricorrere a simili “misure fasciste” per tenere ordinato il suo territorio. Alla bisogna provvedono, con prudenza e discrezione, quei babbei che amministrano la “Colonia Italya”. Pertanto, nella ”Città del Vaticano” niente immigrati clandestini e niente rom, accamppati ovunque. Perché la “Colonia Italya” non ha forze sufficienti per difendere e controllare il suo territorio, ma dispone di forze a iosa per tenere lindo e pulito il territorio della “Città del Vaticano”. Più che giusto, quindi, che spesso e volentieri qualche grasso prelato vaticano ci critichi. E che “Famiglia Giudeocristiana” ci accusi di “fascismo”.***Siamo nel Paese di Arlecchino e Pulcinella. E in tanti amano recitare a soggetto. Oggi ci prova Sergio Luzzatto (1). Lo stesso ci fa sapere che sente “profumo Farinacci”. E il “profumo Farinacci” lo riscontrerebbe sulle colonne del quotidiano “LIBERO”.Io, invece, sento profumo di “giudeo impostore”. Ed affermo che, se Luzzatto trova “profumo Farinacci” nel quotidiano “LIBERO”, c’è da concludere che “Judeus Judeum fricat”. Cito testualmente una delle motivazioni che inducono il “nostro” (?!?) a trovare in “LIBERO” “profumo Farinacci”: “L’Europa mediatrice tra Russia e Georgia? Cagasottismo dei Chamberlain di fronte ad Hitler, con Mosca si fanno affari migliori se si tiene la schiena diritta. Ed anche le mani sulla pistola, se serve” (1). Tutto qui? Tutto qui. Ed allora mi chiedo: ma la posizione di “LIBERO” non è esattamente la impostazione che USA/Israel danno della situazione? Sono, dunque, tutti dei “fascisti che ritornano”? Oppure sono i Giudei che si dividono in “guerrafondai di destra” e in “pacifinti di sinistra”?Scrivo in libertà? E, allora, sapete dirmi quale è la differenza tra il Governo Berlusconi e il defunto Governo Prodi sulla Base di Vicenza? E sui nostri soldati inviati in Afganistan? E sui nostri soldati inviati in Libano? A proposito di Libano, io temo che Luzzatto non legga neppure il giornale sul quale scrive. E, difatti, oggi il “Corriere” ci informa che “il generale Graziano, capo della Unifil, accusa Israele di violare quotidianamente lo spazio aereo libanese” (2). Manco a dirlo, Israele protesta. Non perché “nega i fatti”, ma perché sostiene che “i Giudei hanno diritto di vigilare sul mondo intero”. E questo perché Jahvé scese sulla terra, dicendo ad Abramo: “Voi siete il mio popolo eletto. Vi autorizzo a ballare sui coglioni degli altri popoli”. Almeno così la raccontano.
Antonino Amato(1) “Eau de parfum Farinacci” in “Corriere della Sera” del 17 agosto 2008, pagina 35;(2) “Missione in Libano, Israele contro Graziano” in “Corriere della Sera” del 17 agosto 2008, pagina 13.