sabato 5 luglio 2008

L'equivoco del "Nuovo Paganesimo"



di Julius Evola (Bibliografia fascista, n.2/1936).

Recentemente a Vienna, in occasione di una intervista, un giornalista, cui era noto come noi già molti anni fa in Italia avemmo a difendere un "Imperialismo Pagano", ci disse che ormai la nostra ora, in un altro paese almeno, poteva dirsi venuta. Egli alludeva naturalmente alla Germania, alle corenti più o meno affiancate al nazismo, intese a creare un nuovo spirito religioso germanico e non-cristiano. Noi rispondemmo che il tempo, piuttosto, ci sembra venuto, in cui ci troviamo quasi costretti a dichiararci, se non cristiani, almeno cattolici.In realtà, quello del "nuovo paganesimo" d'oltralpe è un grosso equivoco, chiarire il quale non può non offrire dell'interesse, sia per la cosa in sè, che, in una certa misura, appunto per un fatto personale di chi scrive. Noi infatti avemmo ad indicare il valore che la ripresa di alcune nostre grandi tradizioni precristane potrebbe avere per una ricostruzione in senso eroico, imperiale ed integralmente "romano" della nostra civiltà occidentale: ed oggi siamo ben lungi dal pensare diversamente che nel 1928, quando fra una certa sensazione uscí un nostro libro recante appunto il titolo Imperialismo Pagano. Senonché fra le idee da noi riprese, e ciò che viene oggi affermato in Germania come "nuovo paganesimo", esiste non solo una differenza, ma anche un'antitesi. Per cui - notiamolo di passata, e non senza riferimento alle dicerie di qualche interessato - se è vero che certe nostre opere trovano ora in Germania una risonanza maggiore che in Italia, altrettanto vero è però che una tale risonanza si riferisce assenzialmente ad ambienti dell'antica Germania conservatrice e per nulla alle nuove correnti pagane, con le quali insomma non abbiamo nessun rapporto, e con lo stesso fronte semi-ufficiale di Alfred Rosenberg.Il Rosenberg tanto interesse dimostrava per noi quando credeva, per sentito dire e per l'equivoco, appunto, del termine generico "pagano", che fossimo sulla sua stessa linea, altrettanta frigidità sembra dimostrare ora che è venuto propriamente a conoscenza dei nostri veri punti di vista. I quali, se possono avere un'azione in Germania, è quella di mostrare la deformazione che molte idee, suscettibili di un significato superiore, hanno subíto in una adattazione avente per mira scopi puramente empirici e tendenziosamente politici.Ma vediamo ora in che consiste propriamente ed oggettivamente l'equivoco del neopaganesimo nordico e proponiamoci di esaminare la quistione nel modo più impersonale: chiediamo venia a coloro che forse perferirebbero vederci usare le parole d'ordine oggi, a tale riguardo, più d'uso fra noi, ma ormai più o meno note a tutti.Il primo punto da fissare è che la scelta del termine "pagano" per designare in genere visioni del mondo e tradizioni estranee ai quadri del cristianesimo è tutt'altro che felice, onde noi stessi ci rammarichiamo di aver precedentemente usato questa espressione. Paganus, infatti, è un termine essenzialmente dispregiativo se non ingiurioso, adoperato ad uso polemico dalla prima apologetica cristiana. Senonché non solo come termine, cioè come parola, bensí anche come contenuto e come concetto esiste un "paganesimo", che è una escogitazione polemica e che trova ben poco riscontro nel mondo pre-cristiano e non-cristiano quale veramente fu, prescindendo da periodi di palese decadenza. Per affermare e glorificare la nuova fede, una certa apologetica cristiana procedette ad una deformazione e ad una svalutazione spesso sistematica di quasi tutte le dottrine e le tradizioni precedenti, alle quali poi si fece corrispondere la designazione complessiva e dispregiativa di "paganesimo".Orbene, noi ci troviamo di fronte più o meno al seguente paradosso: un tale "paganesimo" mai esistito, generato polemicamente dell'apologetica cristiana militante, minaccia proprio oggi di esistere per la prima volta, appunto per opera dei neopagani e degli anticristiani della nuova Germania.Quali sono i tratti principali della visione pagana della vita, così come detta apologetica l'ha supposta e l'ha diffusa?Anzitutto: naturalismo. La visione pagana della vita avrebbe ignorato ogni trascendenza. Essa sarebbe rimasta in una promiscuità fra spirito e natura. Il suo limite, sarebbe stato una mistica delle forze naturali (é la vecchia storia della "Selva" opposta al "Tempio") e una divinificazione superstiziosa delle energie delle razze, allevate da altrettanti idoli. Da cui, in primo luogo, un particolarismo e un politeismo condizionato dalla terra e dal sangue. In secondo luogo, l'assenza del concetto di personalità e di libertà, uno stato di innocenza, che è semplicamente quello proprio agli esseri di natura, a coloro che ancora non si sono destati a nessuna aspirazione veramente sovranaturale. Di contro al determinismo e al naturalismo "pagano" sorge per la prima volta col cristianesimo un mondo della libertà sovramondana, cioè della grazia e della personalità; un ideale "cattolico", vale a dire, etimologicamente, universale; un sano dualismo, che permette la subordinazione della natura ad un ordine superiore, ad una legge dall'alto.Questi sono i tratti principali, schematici, della concezione più corrente del paganesimo. Tutto quel che essa presenta di inesatto e di unilaterale, vi è appena bisogno di farlo rilevare a chiunque abbia, in fatto di storia delle civiltà e delle religioni, una conoscenza diretta anche soltanto elementare: e del resto già nei quadri della prima patristica - in un Origene, in un Clemente Alessandrino, in un Giustino, ecc. - assai spesso si dette prova di una comprensione assai maggiore dei princ�pi e dei simboli della precendente civiltà. Qui non possiamo mettere in risalto che qualche punto.Anzitutto, ciò che caratterizzò il mondo non-cristiano in tutte le sue forme superiori, non fu una divinificazione superstiziosa della natura, bensì una comprensione simbolica di essa, per via della quale ogni fenomeno ed ogni azione apparì come la manifestazione sensibile di un mondo sovrasensible: la concezione "pagana" dell'uomo e del mondo abbe essenzialmente carattere simbolico-sacrale. In secondo luogo, il modo "pagano" di vita non fu per nulla una naturalistica licenza: nelle forme originarie e di alta tensione dell'antica Roma, dell'antica Ellade, delle antiche civiltà indogermaniche d'Oriente, ecc., non vi fu aspetto della vita, sia individuale che collettiva, che non fosse accompagnata, sorretta e animata da un rito corrispondente, cioè da una azione e da una intenzione spirituale concepite come oggettivamente efficaci. In terzo luogo, il mondo "pagano" conobbe già un sano dualismo: esso si ritrova non solo in grandi concezioni speculative - limitiamoci a nominare un Platone e un Çankara - ma altresì in visioni religiose generali, come quella antigonistica a tutti nota degli Indoeuropei dell'antico Iran, come l'opposizione ellenica fra le "due nature", come quella fra mondo degli Asen e mondo elementare degli antichi Nordici, o quella fra "via solare" e "degli Dei" e "via della terra", fra "vita" e "liberazione della vita" degli antichi indú, e via dicendo, in connessione a ciò, l'aspirazione ad una libertà sovrannaturale, cioè ad un compimento metafisico della personalità, fu comune a tutte le grandi civiltà precristiane, le quali conobbero tutte una "iniziazione" e celebrarono i loro "misteri".L'innocenza naturalistica pagana è una tale favola, che essa non si ritrova nemmeno fra i selvaggi: quella forma che, per alcuni, sarebbe il suo limite, cioè l'ideale classico, non sta al di qua, ma al di là del dualismo fra spirito e corpo essendo l'ideale di uno spirito resosi così dominante, da plasmare interamente il corpo e l'anima a sua imagine, in perfetta corrispondenza di contenente e contenuto.In quarto luogo, un'aspirazione universalistica è da constatarsi dovunque, nel mondo "pagano", nel ciclo ascendente di una razza superiore, si manifestò una vocazione all'impero: e una tale vocazione spesso fu anche metafisicamente potenziata e apparve come una naturale conseguenza dell'estensione dell'antica concezione sacrale dello Stato e come la forma propria in cui tende a manifestarsi una presenza vittoriosa del sovra-mondo nel mondo. A tale riguardo potremmo ricordare l'antica concezione iranica dell'impero quale "corpo" del "Dio di Luce", la tradizione indo-aria del "Signore Universale" o "çakravatri", e così via, fino a giungere alla teoria "solare" del tardo impero romano, il quale ebbe un contenuto rituale e sacrale nel culto imperiale, che si pose non come la negazione, bensí come la culminazione gerarchia unificatrice di un pantheon, cioè di una serie di culti condizionati della terra e dal sangue. E per moltiplicare rettificazioni del genere, senza un'ombra di tendenziosità vi sarebbe solo l'imbarazzo della scelta.Colui che si rendesse ben conto di tutto ciò, e riconoscesse che è una pessima tattica difendere la propria tradizione discreditando quella degli altri, avrebbe facile modo di vedere la via per superare ogni unilateralezza dettata da spirito di parte, per dare ad ognuno il suo, per separare il positivo dal negativo, e dal contingente nelle varie forme storiche, ma soprattutto per venire ad una visione più completa, ad un punto di vista veramente universale, tale che ad esso possa davvero applicarsi l'assioma "cattolico" quod ubique, quod ab omnibus et quod semper. Si potrebbe cioè enucleare un corpo di principi, da dirsi "tradizionali" in senso eminente, perché essi apparirebbero, in fondo, anteriori e superiori - metafisicamente - a qualsiasi particolare di queste tradizioni o religioni. È su questo piano, e senza la minima animosità, con la fermezza, invece, che proviene dalla giusta visione, che si potrebbe poi anche procedere ad una revisione dei valori, sia nel senso di limitare o gerarchicamente subordinare la validità di alcune concezioni particolari, specificatamente ebraiche, del cristianesimo, sia nel senso di riportare alla loro giusta luce molti aspetti dimenticati di grandi tradizioni di un passato più remoto, anteriore al cristianesimo, per saggiare quali fra di essi, senza anacronismi, potrebbero eventualmente ancora oggi venir chiamati a vita e agire in modo creativo, non contro la Chiesa e il Cristianesimo, ma, se mai, di là dall'una e dall'altro, in una determinata èlite.Orbene, assolutamenta nulla di simile è da ritrovarsi nel neo-paganesimo germanico. Anzitutto, come dicevamo, e quasi cadendo in una trappola appositamente preparata, i neopagani finiscono col professare e difendre dottrine riducentesi più o meno al paganesimo fittizio, naturalistico, privo di luce, privo di trascendenza, vincolato dal sangue, pervaso da un misticismo sospetto, creato polemicamente proprio dalla dialettica dei loro avversari. Ma, come se ciò non bastasse, si ripete quell'opera partigiana di tacitamento degli aspetti superiori, di risalto degli aspetti contingenti o deteriori del cristianesimo e del cattolicesimo, che già era stata esercitata sul "paganesimo" vero, e, infine, si mette mano a sinistre concezioni di tipo prettamente moderno, illuministico e razionalistico, che già erano scese in campo contro la Chiesa e il cristanesimo sotto il segno - miracolo dei miracoli - del liberalismo, della socialdemocrazia e della massoneria.Infatti, null'altro che questo può ravvisarsi, quando il nuovo paganesimo si dà all'esaltazione dell'immanenza, della "vita" e della "natura" creando una nuova superstiziosa religione che è nel più stridente contrasto con ogni superiore ideale "olimpico" delle antiche civiltà d'Oriente e d'Occidente e andando ad accusare in ogni dualismo ascetico un prodotto di degenerescenza antiariana inoculalto dalla razza levantina; quando nega ogni verità superiore alla razza e alla mistica della razza e non esita a mettere ogni concezione sovrannaturale del conoscere e dell'agire, e così anche il "sovrannaturalismo" cristiano e l'intera dottrina cattolica dei sacramenti e del miracolo, a carico delle superstizioni dell'"oscuro Medioevo" e della tattica di dominio dei preti per esaltare invece le "conquiste" proprie al cosiddetto libero esame e alle scienze profane moderne; quando riesuma le vecchie storielle anticattoliche circa l'inquisizione e la donazione costantiniana e si scandalizza di fronte a quella pretesa di infallibilità, che, in civiltà normali, sempre veniva tranquillamente riconosciuta a tutti coloro che fossero veramente pervenuti alla conoscenza metafisica; quando, verosimilmente sotto l'inconscia angoscia per orizzonti troppo vasti, nell'universalismo non sa vedere che una creatura del despotismo ebraico-romano letale per le nazionalità o un prodotto del caos etnico di un clima di decadenza, invece che una superiore unità gerarchia e una esigenza spirituale; quando, associando un fanatismo per la nazione di sapore alquanto giacobino col sospetto romanticismo dell'"eroismo tragico" e dell'"amore per il destino" esso da un lato ridesta a vita la mistica dell'orda primordiale, dall'altro fomenta una rivolta del potere temporale contro ogni autorità spirituale, fino al tentativo di ridurre la seconda ad una mera promanazione del primo.Tutto ciò è sul serio "paganesimo" nel senso negativo desiderato dall'antica apologetica militante, ma, in più, è confusione, regressione, perdita di ogni vero orientamento, soggiacenza a suggestioni irrazionali e, infine, dilettantismo, fanatismo e incultura. Qualcuno, in Italia, ha trovato una espressione assai felice nel dire che, mentre il nazismo accusa il cattolicesimo di far della politica, la verità vera è che esso spesso fa della religione. Ciò è, in larga misura, vero. Il nuovo paganesimo è il prodotto di una trasposizione della politica nella religione, per cui perfino la religione si fa politica, laddove, nei tempi antichi si faceva religione. Esso, lungi dal rappresentare, come pretenderebbe, un ritorno alle origini, ci si presenta essenzialmente come una deformazione delle origini e come la risultante di elementi derivati esclusivamente della disgregazione anti-tradizionalistica moderne e, più propriamente, da questi tre elementi: dal pathos della "nazione" divinificata più o meno giacobinamente, dell'immanentismo naturistico moderno e infine di una attrezzatura di tipo razionalistico e scientista, la quale si ritrova, poi, nello stesso paradossale connubio con il misticismo, in ciò che è propriamente tecnica "razzista".Certo, noi non vogliamo contestare che presso a tali elementi si agitino, nel fermento dell'ultima cultura tedesca, anche esigenze di diverso valore e per questo ci siamo astenuti dal riferimento a particolari autori: ma si deve in ogni modo constatare che il tono generale è dato dal "paganesimo" ora accennato e che è soprattutto in funzione di esso che si stanno formando, in Germania, nuovi miti, e che si esasperano gravi conflitti spirituali. Ma se cosi stanno le cose, dovendo uscire dalla neutralità di fronte ad un conflitto fra un nuovo paganesimo ed il cristianesimo, è evidente che ad onta di ogni buona volontà sarebbe impossibile schierarsi dalla parte del primo, specie poi se, più che non di cristianesimo in genere, si tratti di Cattolicesimo e di Chiesa cattolica. Se non altro, il Cattolicesimo può assolvere ad una funzione di sbarramento portatore di una dottrina della trascendenza, finché esso sussisterà, impedirà che la mistica dell'immanenza e le invasioni prevaricatrici dal basso si portino oltre un certo segno. Inoltre, si può essere simpatizzanti finché si vuole con una teoria del superuomo, negli aspetti in cui essa può riflettere i valori più virili dei periodi di alta tensione delle nostre più antiche civiltà; purtuttavia la stessa etica cristiana della rinuncia, del sacrificio e dell'umiltà viene ad avere una funzione ben precisa - la funzione di un necessario contrappeso - quando ogni dottrina dell'eroismo, dell'affermazione, della potenza e della virilità resti su di un piano affatto secolare, umanistico e materialistico come oggi quasi senza eccezione si vede accadere.Questa rivista non è precisamente dedicata a menti non adulte, da non disturbare con punti di vista diversi da quelli della mentalità corrente e conformista. Perciò si può dire che secondo la prospettive di chi scrive il Cattolicesimo non si presenta come l'unico ed esclusivo portatore dei valori sopra accennati, e nemmeno come la dottrina nella quale un punto di vista integralmente "tradizionalista" può trovare una espressione completa ed inattenuata di tipo schiettamente metafisico.Ma è evidente che di fronte a tendenze, per le quali, alle fine, il Cattolicesimo rappresenta già un "troppo" e per questo esse cercano di "superarlo", per fare, col ritmo di avanzata del gambero, in confusioni, deviazioni e soggiacenza alla forze meno intellettuali e meno controllabili del mondo attuale, è evidente che di fronte a tali tendenze è inutile riferirsi a tali più vasti orizzonti e far sì che, per un capovolgimento distruttivo, un punto di vista che potrebbe esser di "supertradizione" vada comunque a confortare e fomentare punti di vista, che sono semplicemente di antitradizione.

La Nobiltà Nera







Tratto da “Le Società segrete e il loro potere nel Ventesimo secolo“, Jan van Helsing, 1995


Prima di addentrarsi di più nel “grande quadro”, dobbiamo fare una piccola deviazione per rendere le cose un po’ più chiare.Debbo ringraziare l’ex agente del MI6, il dott John Coleman, che ha condotto una ricerca straordinaria, per le seguenti informazioni. Lui è l’unico che abbia mai scritto qualcosa in inglese sulla “Nobiltà Nera”, e nel continente americano è un pioniere in questa ricerca. Ho incontrato il dott. Coleman personalmente, e posso dire che è sincero nella sua intenzione. Ma, sicuramente non sta rivelando tutto, come faccio io, per il semplice motivo che non vogliamo perdere le nostre teste.Il dott. Coleman ci racconta la storia di un termine che non troverete in nessun libro o dizionario corrente: “La Nobiltà Nera”. Sono le famiglie delle oligarchie di Venezia e di Genova, che avevano dei diritti di commercio privilegiati nel dodicesimo secolo.
Il dott. Coleman dice: “La prima delle tre crociate, dal 1063 al 1123, instaurò il potere della Nobiltà Nera veneziana, e rafforzò il potere della ricca classe dirigente. L’aristocrazia della Nobiltà Nera ottenne il potere assoluto su Venezia nel 1171, quando la nomina del doge fu trasferita a quello che fu conosciuto come il Gran Consiglio. Esso comprendeva i membri dell’aristocrazia commerciale, e ciò fu un totale trionfo per loro. Da allora, Venezia restò nelle loro mani, ma il potere e l’influenza della Nobiltà Nera veneziana estende ben oltre i suoi confini, e oggi, nel 1986, è sentito in ogni angolo del globo. Nel 1204, l ‘oligarchia distribuì delle enclaves feudali ai suoi membri, e da allora iniziò la grande crescita del suo potere e della pressione finché il governo non diventò una corporazione chiusa formata dalle più potenti famiglie della Nobiltà Nera.”
La Nobiltà Nera si guadagnò il suo titolo facendo dei brutti scherzi, cosicché, quando la popolazione si ribellò contro i monopoli nel governo, come ovunque, i leaders della sommossa furono presto catturati ed impiccati brutalmente. Adoperano l’assassinio nascosto. l’omicidio il sequestro e lo stupro, mandano in rovina dei cittadini o delle imprese ostili.
Allora, chi sono queste famiglie?
Le più importanti sono:
la Casa di Guelfo (Inghilterra)la Casa di Wettin (Belgio)la Casa di Bernadotte (Svezia)la Casa di Liechtenstein (Liechtenstein)la Casa di Oldenburg (Danimarca)la Casa di Hohenzollem (Germania)la Casa di Hannover (Germania)la Casa di Borbone (Francia)la Casa di Orange (Olanda)la Casa di Grimaldi (Monaco)la Casa di Wittelsbach (Germania)la Casa di Braganza (Portogallo)la Casa di Nassau (Lussemburgo)la Casa di Asburgo (Austria)la Casa di Savoia (Italia)la Casa di Karadjordjevic (Yugoslavia)la Casa di Wurttenberg (Germania)la Casa di Zogu (Albania)
come pure quelle famiglie che si trovano nell’albero genealogico dei Windsor..(“Black Nobilita Unmasked Worldwide“, dott. John Coleman, 1985)
Tutte le famiglie dell’elenco sono imparentate con la Casa di Guelfo, una delle famiglie originarie della Nobiltà Nera di Venezia, da cui discende la Casa di Windsor, e quindi l’attuale Regina d’Inghilterra, Elisabetta II. I Guelfi si sono talmente intrecciati con l’aristocrazia tedesca attraverso la Casa di Hannover, che ci vorrebbero varie pagine per citare tutti i loro legami. Come potete vedere in quest’albero genealogico, quasi tutte le case reali europei discendono dalla Casa di Hannover, e di conseguenza dalla Casa di Guelfo - La Nobiltà Nera.Il re inglese Hannoveriano, Giorgio I, venne dal Ducato di Luneberg, una parte della Germania settentrionale, che fu governata dalla famiglia dei Guelfi fin dal dodicesimo secolo.
Oggi i Guelfi mantengono il potere con il controllo del mercato delle materie prime. Per anni, hanno fissato il prezzo dell’oro, un articolo che non producono né possiedono per conto proprio.La Casa di Windsor controlla anche il prezzo del rame, dello zinco, del piombo e dello stagno. E come vedrete, non è un fatto casuale che le principali borse merci si trovino a Londra.Le Società controllate dalle famiglie della Nobiltà Nera sono la British Petrolcum , l’Oppenheimer, la Lonrho , la Philbro ed altri.Un’altra famiglia della Nobiltà Nera è il Grosvenor in Inghilterra. Per secoli, questa famiglia visse, come la maggior parte delle famiglie reali europee, con i canoni delle terre cedute in proprietà di superficie. Oggi, questa famiglia possiede almeno 300 acri (1.213.800 mq) nel centro di Londra!Le proprietà non sono mai state vendute, ma sono date in affitto con un contratto di locazione per 39 anni - il canone delle terre nel medioevo.
Il Grosvenor Square, dove si trova l’ambasciata americana, appartiene alla famiglia Grosvenor, come pure Eaton Square. Nell’Eaton Square, gli appartamenti sono affittati a £ 25.000 al mese, e l’importo non comprende le spese di manutenzione. Queste cifre vi daranno un’idea del patrimonio immenso che le famiglie della Nobiltà Nera raccolgono dai canoni d’affitto, e perché le famiglie come i Windsor non sono affatto interessate al progresso industriale con la popolazione addizionale che mantiene.Questa è l’unica ragione per cui queste famiglie “nobili” sono dietro alla maggior parte, se non a tutti, i movimenti ambientalisti del mondo, che in definitiva mirano in modo velato a ridurre l’aumento della popolazione.Il principe Filippo ed il principe Carlo sono i simboli più in vista di questi movimenti, ed ambedue hanno parlato spesso con una totale insensibilità del bisogno di liberare il mondo di persone non desiderate. (”Black Nobility Unmasked Worldwide”, dott. John Coleman)
Ma perché vi parlo della Nobiltà Nera?
Perché sono i fondatori della società segreta dei nostri tempi da cui nascono tutte le altre che sono legate agli Illuminati - il “Comitato dei 300″. Come vi farò vedere, il Club di Roma, il CFR, il RIIA, i Bilderberg, le Nazioni Unite, la Tavola Rotonda … tutti nascono dal “Comitato dei 300″, e quindi, dalle famiglie della Nobiltà Nera europea.
Bene, e ora veniamo al punto più importante. Il dott. Coleman ha avuto perfettamente ragione fino adesso. Lui pensa che la Nobiltà Nera europea sia la causa di tutto quel che non va.
Però, almeno dal 17° secolo, ogni casa reale europea in assoluto è stata infiltrata dagli ebrei. Consideriamo il principe Carlo! Vi renderete conto di chi erano i suoi antenati. La Casa di Hannover sembra essere tedesca, ma è ebrea. Anche la Casa di Asburgo. Allora, non furono in realtà i tedeschi che s’impadronirono del trono britannico. Brillante, non è vero? (Le fonti: “Serni Goter” di Philip Stauff e “Judenblut im deutschen Adel” (Sangue ebrea nella Nobiltà tedesca) di Otto Fúrst von Battailler). La Nobiltà Nera europea ha la collaborazione delle famiglie americane come i Harriman ed i McGeorge Bundy.
Una lista delle principali organizzazioni note degli Illuminati
Il Consiglio dei Tredici“Il Grande Consiglio dei Druidi - i tredici grandi druidi formano il sacerdozio dei Rothschild”
Il Consiglio dei Trentatrè“Vi si trovano i più importanti frammassoni del mondo politico, economico e religioso. Essi sono l’élite dal ‘Comitato dei Trecento’.” (Così sostengono Todd e Coralf).
Il Comitato dei Trecento .Fu fondato dalla Nobiltà Nera nel 1729 mediante la BEIC (British East India Company, la Compagnia delle Indie) per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio. E’ controllato dalla Corona britannica.Comprende l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Tutti le banche sono collegate ai Rothschild attraverso il “Comitato dei Trecento”.Tutte le organizzazioni elencate nelle pagine seguenti sono state “create” dal Comitato dei Trecento.
Il dott. John Coleman pubblicò nel suo libro “Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300” i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti del comitato dei quali ve ne elencherò soltanto alcuni:
Balfour, Arthur Brandt, WillyBulwer-Lytton, Edward (l’autore di “The Coming Race”)Bundy, McGeorge Bush, George Carrington, Lord Chamberlain, Huston Stewart Constanti, Casa di Orange-Delano, Frederic Delano fu membro del consiglio d’amministrazione della Federal Reserve Drake, Sir Francis Du Pont, famiglia Forbes, John M. Federico IX re di Danimarca,George Lloyd , Sir Edward Haig, Sir Douglas Harriman, Averill Holienzollern, Casa di House, colonnello Edward Mandell Inchicape, Lord Kissinger, Henry Lever, Sir Harold Lippmann, Walter Lockhart, Bruce Loudon, Sir John Mazzini, Giuseppe Mellon, Andrew Milner Lord Alfred Mitterand, Frangois Morgan, JP Norman, Montague Oppenheimer, Sir Henry Palme, Olofla principessa Beatrixla regina Elisabetta IIla regina GiulianaRainier , il principe Retinger, Joseph Rhodes, Cecil Rockefeller, David Rothmere, Lord Rothschild, il barone Edmond deShultz, George Spellman, il cardinale Thyssen-Bornemisza, il barone Hans Heinrich Vanderbilt, la famiglia Von Finck , il barone August von Habsburg, Ottovon Thurn und Taxis, Max Warburg, S.G.Warren, EarlYoung, Owen
(fin qui, il dott. Coleman)Le altre logge degli Illuminati bavaresi sono già state citate nel testo.

lunedì 23 giugno 2008

Caso Calipari




Ieri, posto dinanzi alla notizia che la Cassazione aveva stabilito che “lo Stato italiano non ha giurisdizione nei confronti del soldato yankee Lozano che, a Bagdad, ha ucciso il nostro ufficiale Nicola Calipari”, Ignazio La Russa, Ministro della Difesa di questa “Democrazia Antifascista nata dalla Resistenza”, è rimasto zitto e muto.E che poteva dire, povero diavolo? E’ anche a sua conoscenza che i politici che, dal 1945 al 2008, ci sbavano sui coglioni che “gli USA hanno liberato l’Italya”, hanno firmato degli “accordi segreti”, grazie ai quali hanno ceduto spezzoni della nostra sovranità agli USA. Tanto per dire: se un soldato italiano uccidesse un soldato yankee, gli USA possono instaurare un giudizio volto a “verificare i fatti”. Viceversa, se un soldato yankee uccide un nostro soldato, l’Italya non può avviare un proprio giudizio volto a “verificare i fatti”. Avendo ceduto questo nostro “diritto sovrano” agli USA. Da “popolo liberato” ed aggiogato ad una “democrazia ipocrita e predatoria”, quali sono gli USA. E conviene convenire che tutto questo va a disonore dei politici che hanno governato l’Italya dal 1945 al 2008.Oggi, invece, Ignazio La Russa, Ministro della Difesa di questa “Repubblica liberata dagli USA”, interviene alla notizia che…. Ma cominciamo con la notizia: “Il Tar del Veneto decreta che il raddoppio della base militare americana, per ora, non si fa. Causa irregolarità procedurali, valutazioni superficiali dell’impatto ambientale (con riguardo alla falde acquifere), e non essendo stata consultata la cittadinanza, come prevedeva invece un Memorandum Italia/USA” (1).Bene, anzi male. Sia per i governanti di centrosinistra che di centrodestra. I quali, alle richieste degli USA di raddoppiare la base militare di Vicenza, hanno risposto “Yes, Sir”. Calando le brache e porgendo le terga. E meno male che c’è Ignazio La Russa a fare il Ministro della Difesa….. E Ignazio La Russa non smentisce di essere quello del “credere, obbedire e combattere”. Difatti rilascia una intervista al “Corriere” (2) che più stomachevole non si può.Il “nostro” non si cura del fatto che nella sospensiva del Tar si afferma che “non sono stati effettuati studi sull’impatto ambientale” (problema che interessa gli Italiani residente in quella zona) ma a polemizzare contro i “rossi”. E a ribadire che lui si adopererà perché “l’Italia mantenga i suoi impegni con gli USA”.

mercoledì 18 giugno 2008

famose una risata: Che cos'è un Comunista???

Autore Visitors.

Comunista: colui che, con la scusa di essere sfruttato e sottopagato, approfitta delle varie situazioni per non fare una sega. Generalmente il C. è il pubblico impiegato in quanto può approfittare delle norme che regolano il mondo del lavoro per coltivare meglio i suoi hobbies. Hanno molto spesso problemi esistenziali che riescono a trasformare, con grande abilità , in pregi e motivi di vanto (vedi omosessuali, complessati e minoranze varie che aderiscono in massa ai C.). All'università prediligono discipline letterarie o umaniste....proprio perchè consapevoli che, non riuscendo poi a trovare lavoro, possono farsi una posizione all'interno del movimento stesso.I Cuccioli di C. si distinguono perchè, per esempio, lavorano stagionalmente assicurati per almeno 78 giorni così poi da potersi vantare nel richiedere un sussidio creato ad hoc per questa specie: il sussidio di disoccupazione. (pensate che tanti C. d'inverno esigono di lavorare al nero per non rinunciare a tale onore)Una volta però che crescendo annusano il profumo dei soldi e del potere subiscono una mutazione e diventano "progressisti"....ed infine "democratici"(tanto per scimmiottare gli Usa..."scimmiottare" converrete con me che è mooolto carina visto il candidato democratico USA alle presidenziali....iihihihhi). A questo punto in massa svolgono sempre il loro lavoro da dipendenti ma , quando escono dagli Uffici, vanno a lavorare veramente (chi fa il giardiniere, il muratore, l'idraulico...fra gli "ignoranti" e chi si cimenta in ripetizioni da 25/30 Euro l'ora tra i dotti).La donna C. (soprattutto se dipendente pubblica) generalmente usufruisce della così detta " maternità a rischio". Scienziati di tutto il mondo stanno studiando questi casi....chissà come mai fra le donne nella PA ci sono moltissime maternità a rischio a differenza che fra le libere professioniste.....

venerdì 13 giugno 2008

ATTENTI: PARLA L'ERETICO!


Tratto da LaDestra.Info" intervista a Paolo Signorelli"
La nostra strada non va né a destra né a sinistra. Va avanti dritta. (Ernst Junger)1) dopo una vita spesa nella cosiddetta destra radicale qual è oggi la sua opinione su questa area?Quale Destra?Io e quanti altri hanno abbandonato la sedicente Area in cui si collocano ancora con pretese antagoniste quei movimenti - da Forza Nuova a Fiamma Tricolore passando per il fantasma del Fronte e per le scorie della Floriani - che per motivi di strapuntini e di danaro si sono schierati elettoralmente sulle posizioni più retrive della liberaldemocrazia rinnegando le Idee e tradendo la militanza, non intendiamo essere in alcun modo identificati con la Destra radicale.Tanto per essere chiari. Prese di posizione ed aspetti che stanno a dire nostalgismo, reducismo, conservatorismo, razzismo becero, bigottismo (basterebbe qui ricordare, a solo titolo d’esempio, la caratterizzazione fortemente ‘confessionale’ data da Forza Nuova a questioni estremamente delicate come i rapporti con la civiltà islamica ed il mondo arabo, affrontati spesso con toni esasperati di una vera e propria crociata. Tutto questo, tra l’altro, in nome e in difesa di un Cattolicesimo astratto ed idealizzato che nelle sue manifestazioni concrete e secolari appare orientato politicamente in tutt’altra direzione), sono estranei a chi ha compiuto scelte non-conformi e, quindi, di opposizione globale nei confronti del sistema di potere. Se poi ci si sofferma a considerare le tentazioni di rilancio, sia pure per finalità di numeri, di un antistorico Movimento neofascista prendendo a modello il vecchio MSI che ha espresso nel tempo il peggio del conservatorismo di destra, sempre disponibile ad essere ruota di scorta di un sistema di potere filoatlantista e referente degli interessi del piccolo capitalismo nostrano, l‘estraneità diviene alterità.A tal punto va detto ancora chiaramente ed una volta per tutte che noi “non conserviamo santini unti di patina agiografica, né proseguiamo le esperienze concluse e gli esperimenti esauriti dal movimento legionario romeno, da quello nazional-socialista tedesco e da quello fascista italiano. Rappresentiamo invece un nuovo segmento sulla medesima linea retta, punti successivi che subentrano ai precedenti nello stesso significato in loro racchiuso, provvisori quanto i precedenti negli atti e nelle opere, ‘provvidenziali’ quanto i precedenti nei compiti e nelle funzioni.” (cfr. F.G. Freda, Professione d’identità, Risguardo IV, 1985 pag. 12).
Da anni ci siamo battuti su posizioni altre, verso un ambizioso e però legittimo posizionamento “al di là della destra e della sinistra” che, a ben vedere, sta a significare il superamento di categorie concettuali estranee alla nostra visione del mondo. Non può esserci per noi - neppure sul piano della provvisorietà “pragmatica” – una scelta di campo a destra, laddove la destra rappresenta un’acritica accettazione di valori ritenuti tradizionali e che, invece, inverano la conservazione di un mondo di cui nulla può essere salvato, perché esso coincide con la difesa dell’Occidente che è nemico dichiarato non soltanto del pensiero eretico nel quale ci si riconosce ma di qualsivoglia tensione ideale diretta a rifiutarlo ed a scardinarne l’assetto politico,.sociale ed economicoInoltre la morte delle ideologie e l’omogeneità in senso liberaldemocratico delle categorie concettuali politiche e delle vecchie forme di partito, non consentono neppure di poter più parlare di destra e di sinistra. Al più si può parlare di contrapposizioni di comodo. Tra servi. Per anni abbiamo assistito ai pellegrinaggi alla City, a Wall Street e in Sinagoga di personaggi che - dismessa la camicia nera o la casacca rossa - andavano alla ricerca di un’ investitura da parte dei signori del Dominio. Tutti figli e tutti servi del Pensiero Unico che sa di oro e di usura.
La dicotomia destra-sinistra continua a rappresentare l’alibi di comodo di quanti non hanno il coraggio di schierarsi sulla trincea dell’antagonismo che solo può rappresentare il superamento di un tempo disegnato dalla congiunzione di Giuda con Caino. Quanto poi è sostenuto da coloro i quali intendono risciacquare la loro cattiva coscienza di rinnegati cercando di dare contenuti ideali alle loro scelte di potere, vale appena ricordare che la destra o è “destra “ o è “sociale”: nel momento in cui la destra si fa sociale automaticamente si estingue come destra..
2) Ordine Nuovo. Secondo lei era un progetto realizzabile? E se sì, cosa sarebbe cambiato in Italia?Ordine Nuovo ha rappresentato nel panorama italiano del Dopoguerra l’unico Movimento che sia stato in grado di esprimere un progetto politico originale ed organico ponendosi su posizioni extraparlamentari, fortemente antagoniste al sistema di potere e decisamente antiamericane. Un Movimento che seppe conservare intatta la sua valenza rivoluzionaria e, quindi, la sua alterità a fronte di un mondo politico espresso da camerieri al servizio delle Potenze vincitrici dell’ “immane conflitto” e portatrici – e ad Occidente e ad Oriente - di una concezione materialistica e devastante della vita degli uomini e dei Popoli. Ordine Nuovo, prima come Centro Studi poi come Movimento Politico, seppe far sue le esigenze rivoluzionarie delle generazioni che si ribellarono all’occupazione colonialista dell’Europa e seppe elaborare una dottrina politica che, se pur prendendo le mosse dal Tradizionalismo evoliano, fu proiettata verso obbiettivi di radicale rinnovamento anticipando futuristicamente gran parte delle elaborazioni comunitarie ed identitarie che hanno costituito in seguito il patrimonio dottrinario dell’antagonismo non marxista.Da “Imperium” a “Ordine Nuovo”, da “Noi Europa” a “Ordine Nuovo Azione” a “Civiltà” si snoda il percorso culturale e politico ordinovista. Dalla Torre d’Avorio alla piazza, dallo Stato Organico alla Lotta di Popolo. E poi la criminalizzazione delle Idee e lo scioglimento del Movimento scientemente perseguito ed imposto – per logica di potere - da Paolo Emilio Taviani il 23 novembre del 1973. E venne il tempo di “Anno Zero”, il foglio che ritmò ancora le cadenze di lotta di un Movimento costretto alla clandestinità. Anni di piombo, di sangue ma ancora di elaborazioni politiche di avanguardia portate avanti da “Costruiamo l’Azione”.Stiamo lavorando alla ricostruzione storica di Ordine Nuovo perché non è consentito che la nostra Storia continui ad essere manipolata da scriba di parte, da impostori insomma.Mi si chiede se il nostro progetto era realizzabile. Io rispondo che è tutt’ora realizzabile, sicuramente in forme diverse che debbono tener presenti i cambiamenti geopolitici ed epocali del Terzo Millennio.
3) Quali sono secondo lei i punti di riferimento culturali e ideologici che un militante del Terzo Millennio dovrebbe avere? E quali sono i personaggi storici che hanno caratterizzato tali ideologie e culture?La sfida politico-culturale epocale è tra l’integrazione e la ribellione al Pensiero Unico che pretende omologare, globalizzare, uni-formare, distruggere le diversità e le identità popolari. Una sfida che significa per il non-conforme andare oltre, al di là degli stanchi stereotipi rappresentati dalla destra e dalla sinistra. Anche “per farla finita con la destra” come sostenne Stenio Solinas che pure proveniva dai ranghi della nouvelle vague intellettuale di destra.Personalizzando il discorso io non vengo da lì. Io appartengo ad una generazione che per una manciata di minuti non ha potuto prendere parte all’ultima battaglia della guerra del sangue contro l’oro. Non fui nel tempo giusto un leone morto, ma non sono diventato un cane vivo…La mia generazione ebbe, a guerra finita, pessimi maestri. Vili, impostori, felloni, voltagabbana.Intraprendemmo il viaggio con due libri nel tascapane: “I Proscritti” di Von Salomon e “Rivolta contro il mondo moderno” di Julius Evola. Poi imparammo a coniugare Nietzsche e Heiddeger con Platone, Marinetti con Papini, Codreanu con La Rochelle, Brasillac con Céline, Ortega y Gasset con Ezra Pound. “A Eleusi han portato puttane…”. Poi Berto Ricci e Junger… E divenimmo correttamente eretici e jungerianamente ribelli.La mia formazione è sicuramente evoliana. Ritengo che nessuno possa mettere in dubbio lo spessore “tradizionalista” e quindi rivoluzionario - nel senso del re-volvere - del pensiero di Julius Evola. Ma la Tradizione non ha nulla a che fare con il dottrinarismo tradizionale. Leggere le “Enneadi” di Plotino o le riflessioni sul “Sole invitto” di Aureliano consente di scoprire universi infiniti e però, per dirla con Nietzsche, terribilmente umani. Se, poi, parlando di dottrine tradizionali si vogliono intendere le dottrine politiche che hanno caratterizzato il secolo scorso, certamente il Fascismo nelle diverse manifestazioni con cui si è storicamente espresso ha influenzato la cultura che arbitrariamente viene detta di destra. Una cultura ricca di fermenti ma incapace, oggi, di proporsi con forza sullo scenario mondiale dove continua a farla da padrone il pensiero debole: imposto dalle centrali del potere e veicolato dalle strutture mediatiche.Esiste una crasi netta, insomma, tra la cultura ufficiale e le culture popolari, “negate” perché non rispettano i canoni imposti.D’altronde quando si aderisce ad una Weltanschauung trasgressiva che “non va di moda” perché non puzza di usurocrazia, la contrapposizione, l’antagonismo sono obbligati e non si può non cadenzare il passo lungo le vie insidiose, ma capaci ancora di suscitare entusiasmi, della lotta. Non si accetta il popperiano miglior mondo possibile: lo si combatte e basta.Un’avanguardia procede senza voltarsi indietro a guardare cosa fanno le salmerie. E una pattuglia di notte ha come guida il sogno e le stelle.
4) Nello scenario internazionale quali sono, per lei, gli obiettivi prioritari di un pensiero “antagonista”?Il Dominio usa disinvoltamente gli strumenti dell’omologazione culturale e della globalizzazione dei mercati per realizzare l’assoggettamento politico dei Popoli. L’azione di contrasto da parte di chi non è stato ancora catturato e che rifiuta comunque di arrendersi non può non essere indirizzata verso la non accettazione globale, anche simbolica, dei “prodotti” del sistema di potere. E’ prioritario assumere atteggiamenti e comportamenti funzionali al rigetto delle mode imposte e, quindi, svolgere oggi un’incisiva azione estetica, morale, politica e sociale nel tentativo di raccogliere domani in una struttura organica il variegato fronte di opposizione all’omologazione mondialista. Fare antagonismo, insomma, se necessario anche passando jungerianamente al bosco.Ma intendiamoci sull’ “antagonismo”, anche perché non è più consentito ai sedicenti no-global di continuare a sostenere di essere la sola espressione del pensiero antagonista. Si mettano le loro tutine bianche e facciano il servizio d’ordine a Massimo D’Alema…Essere antagonisti, oggi, significa battersi contro il disegno globalizzante, espresso non solo dalle grandi banche internazionali, dal Fondo Monetario e dalla stessa Banca Mondiale ma anche dalle grandi holdings e dai manovratori dei cosiddetti “fondi comuni”, per riaffermare la sovranità politica e l’indipendenza dei Popoli - anche e soprattutto europei - dalla soggezione anglo-americana. Un tale tipo di battaglia non può neanche concettualmente essere combattuta dai neo o post-comunisti. Loro sono dottrinariamente internazionalisti. E i fini della Terza Internazionale propugnavano quello che oggi pretende imporre il capitale finanziario mondiale: un governo unico e un’economia unica e padrona. In breve il Villagio Globale.E, poi, i “disobbedienti” sono favorevoli alla società multirazziale voluta ed imposta da quel sistema contro il quale pretenderebbero di combattere…
5) Ma che cosa intende per società multirazziale?Voglio essere chiaro sino in fondo anche perchè noi socialisti nazionali non vorremmo essere confusi con le idee ed i comportamenti ludici di gruppi della cosiddetta destra radicale che si ispirano ad una concezione oltranzista del cattolicesimo e che giocano a fare crociate anti-islamiche contro finti musulmani.Il mio rifiuto della società multirazziale discende dalla necessità di opporsi al processo mondialista di omologazione e di omogeneizzazione di uomini e Popoli rispondente al fine di distruggere le differenze e le identità: soltanto attraverso la mescolanza delle etnie e delle razze, e la conseguente distruzione delle diversità culturali, il potere è in grado di eliminare le resistenze al suo disegno globalizzante.E’ per questo che, alla concezione del razzismo strisciante coltivata dal mondialismo senza anima e senza volto, contrapponiamo la concezione plurietnica espressa millenariamente dalla nostra Civiltà. Non etnie svuotate della loro cultura e della loro identità, ma Popoli che sappiano costruire il proprio destino contrastando il falso progressismo dei poteri egemoni.Le cuspidi delle cattedrali devono svettare sui cieli di Europa ed i minareti sulle onde del deserto.E a tal proposito è chiaro che noi guardiamo al Sud come luogo geo-politico in cui realizzare la naturale collaborazione organica tra L’Europa Mediterranea ed il mondo mediorientale ed arabo.
6) Ma è in atto, secondo lei, uno scontro di civiltà ?No, lo scontro che si tende di accreditare come scontro di civiltà è in realtà rappresentato da “guerre di predazione”.Il sistema di dominio che ha nome Mondialismo ha travolto il diritto internazionale esistente. Per interessi economici (petrolio, pipe-lines e droga) e di strategie geo-politiche. E con l’appoggio di qualche sporca dozzina di Stati europei. Dopo aver aggredito l’Iraq con l’operazione “Desert sturm” (160mila morti civili tra cui 32.195 bambini), si ricominciò in Bosnia a metà degli anni ‘90 per fare operazioni di “peace keeping” (operazioni di polizia internazionale), si continuò in Somalia e quindi in Kosovo (nella Terra dei Merli dove i Serbi avevano fermato l’invasione turkomanna!) attaccando la Jugoslavia. Interventi detti umanitari. Ed ancora migliaia di morti civili.Poi fu la volta dell’Afghanistan, prendendo a pretesto le Twin Towers (operazione “terroristica” con la quale notoriamente i Talebani non avevano nulla a che fare) per occupare un territorio determinante, tra l’altro, per il passaggio di un colossale gasdotto (progettato dalla Unocal cui è interessata gran parte dell’attuale dirigenza statunitense a cominciare da Condoleezza Rice!).E quindi di nuovo l’Irak: giustificando l’aggressione con le fantomatiche ed inesistenti “armi di distruzione di massa”. Ed ora la Terra dei Cedri nella previsione di portare l’attacco ai “Popoli Canaglia”della Siria e dell’Iran. Ma lì sarà diverso…Attacco preventivo e politica di dissuasione.. “Dissuaderemo chi tenterà di potenziarsi coltivando la speranza di sorpassare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti”: è il punto centrale e qualificante della dottrina di George Bush contenuta nel “National Security Strategy”.Si è introdotto in termini di brutale arroganza il principio dell’azione preventiva a scavalco della strategia superata e “inaccettabile” della reazione all’attacco. Il gendarme si è trasformato in boia.Naturalmente per motivi umanitari e in nome della Libertà e della Democrazia. Scontro di civiltà… Fregandosene dei Trattati non ritenuti organici. Tant’è che il Tribunale Internazionale viene cosiderato una Corte “la cui giurisdizione non si estende agli americani “.All’Aja Bush non prenderà mai il posto di Milosevic. Né quello di Saddam.La mia posizione (che poi è quella di quanti militano nelle Comunità di Socialismo Nazionale) non può essere oggetto di equivoci. Non sono un pacifista. Mi riconosco con quanto sostenuto ieri da Marinetti ed oggi da Massimo Fini nel suo “Elogio della guerra”. Non sono un filo-islamico. L’Islam con le sporche guerre di predazione Usa/Israel non c’entra nulla. Ecco perché è a dir poco cialtronesco cercare di spacciare per guerra di civiltà (o di religione!) ciò che è il frutto marcio di una politica mondialista e globalizzante estranea agli interessi dell’ Europa in cui noi crediamo e che non potrà mai identificarsi con Maastricht né con gli usurai di Superfinanza.
7) E dinanzi ad uno scenario internazionale quale quello da leidisegnato quale può essere il compito storico delle forze che lei definisce “antagoniste”?Ritengo che il nostro compito storico sia quello di fare nostro l’impegno di liberazione del Popolo. Proporci come il Fronte di tutti gli Italiani, qualunque sia stato il loro passato politico, pronti a rimboccarsi le maniche per vincere le due grandi scommesse del nuovo secolo: il lavoro e l’identità nazionale.Essere insomma – torniamo a ripeterlo – il “riferimento” dinamico di quanti siano disposti a dare vita ad un Movimento di Liberazione.Liberazione, dunque, sociale ed etno-culturale del Popolo italiano e dei Popoli europei, nella previsione della loro Autodeterminazione in un quadro unitario di un’Europa che geopoliticamente si estende (Progetto Eurasia) da Lisbona a Vladivostok. Liberazione, ancora, dalle logiche del Mercato Unico Globale che manovra la disperazione e la miseria. Liberazione, infine, dall’ingerenza di tutti gli organismi internazionali e delle strutture politico-militari sopranazionali nella vita interna dell’Italia e dell’Europa.Per questo, anche per questo, noi come uomini e come comunità di militanti ci si va attrezzando per la messa in cantiere di un Laboratorio politico-culturale che possa elaborare un modello alternativo di riferimento e di confronto. Insomma un modello che, nel tempo del tramonto della Forma-Stato, nel momento in cui lo Stato ha storicamente cessato di essere il riferimento organico delle particolarità e delle specificità comunitarie ed è divenuto – grazie ai suoi apparati – una pura entità coattiva costruita al fine dela tutela degli interessi partitici che operano al servizio delle lobbies economico-finanziarie sopranazionali, si ponga come prospettiva altra a fronte di un’economia-mondo strutturata da attori globali attraverso i quali i principi del liberalismo trovano la loro naturale affermazione.Il liberalismo poggia le sue fondamenta sull’individualismo. Infrangendo - in tal modo – tutti i legami sociali che vanno al di là dell’individuo. La società liberale non è altro che il luogo degli scambi utilitari ai quali partecipano individui e gruppi mossi dall’esclusivo desiderio di massimizzare il proprio interesse: ogni cosa vale quello che vale il suo valore di scambio, misurato dal prezzo.Così il liberalismo crea un mondo (vedi Popper) dove:- i popoli sono sostituiti dai mercati- i cittadini dai consumatori- le nazioni dalle aziende- le relazioni umane dalla concorrenza commerciale- la “democrazia” dal mercato, come presunta espressione naturale della società che decreta l’estinzione della eterogeneità sociale, l’omogeneizzazione dei valori e del consumismo e dichiara la fine degli Stati (e della Storia!) e delle culture nazionaliNoi, invece, indichiamo nelle Comunità di Popolo l’Idea Forza per la Lotta di Liberazione dall’occupazione mondialista.- Il cittadino e la Comunità sono i soggetti politici, sociali ed economici della Comunità Nazionale. Di qui discende una nuova articolazione dei rapporti e delle potestà che preveda la partecipazione diretta alle scelte politiche e di organizzazione della vita sociale ed all’edificazione di un assetto economico non incentrato sul principio del profitto e dell’utile ma su quello organico della funzione produttiva orientata verso il “Valore di Servizio” della Comunità.- I cittadini liberi sono quelli che posseggono un “Reddito di Cittadinanza” che è un diritto inalienabile che va assicurato a chi opera e produce nella Comunità e per la Comunit�- Sono i Popoli – in quanto espressione delle esigenze comunitarie – i proprietari delle risorse economiche e dei mezzi di produzione- La Banca e la grande impresa sono “Funzioni di Servizio” della Comunità ai cui cittadini spetta la proprietà della moneta.- Gli strumenti finanziari ed economici debbono servire a realizzare il benessere della Comunità e non a soddisfare le esigenze di usura e di profitto dei groups locali e multinazionali su cui si fonda il potere mondialista e globalizzante.- Gli Uomini e i Popoli che noi difendiamo non sono quelli che producono e consumano merci ma quelli che “sono” la Comunità e che se “hanno” lo hanno nella Comunità e per la Comunità.
Il nostro progetto parte, dunque, dalla ri-costituzione dell’entità Stato che non può realizzarsi se non sulla base delle culture “negate”, delle specificità, delle identità comunitarie, di tutto ciò che insomma appartiene alla dimensione etno-ecologica delle realtà di Popolo. Realtà che - a ben vedere – mal si conciliano con l’idea di Stato Nazionale.La riconquista del Territorio significa radicarsi sul Territorio - anche concettualmente inteso -, viverne la consonanza, ricostruirne l’identità.
All’interno di una tale dimensione acquistano valenza di lotta “rivoluzionaria” battaglie quali il “mutuo sociale” ed il “progettoh2o”.
Comunque la riconquista è la nostra Sfida è il Laboratorio ed il Progetto per realizzarla. Attraverso il Movimento di Liberazione che - in termini di “strategia rovesciata” - non è il “prima” ma il “dopo” dell’operazione politica.
8) Nella sua vita ha pagato molto caro l’essersi schierato dalla parte sbagliata: dopo tutti questi anni qual è il suo pensiero a riguardo della giustizia italiana?La parte sbagliata…Un uomo di milizia ha il dovere di schierarsi sulle posizioni ideali e di lotta che segnano la sua appartenenza. Non c’entra la parte, il discorso è di coerenza con ciò in cui si crede. Non si sceglie, insomma, ciò che altri ritengono essere comodo od utile ma ciò che tu devi fare. Ego sum qui sum. Qualsiasi altra considerazione è di contrasto – esistenziale ancora prima che politico – insanabile con una corretta Weltaanschaung. Nessun vittimismo dunque. Non scelsi la via “più corta” ma neppure mi tirai indietro; e continuai attraverso l’iniziativa di “Costruiamo l’Azione” e delle Comunità Organiche di Popolo a fare politica. Feci quello che dovevo fare, avendo oltretutto la responsabilità di essere un inevitabile riferimento per quanti giovanissimi lastricavano con il loro sangue le strade o trascorrevano il loro tempo coatto nella disperante dimensione delle sezioni di massima sicurezza delle democratiche galere. Non scelsi la via della latitanza all’estero (la via dei “nazional-turisti”, come duramente appellammo quanti dai loro rifugi esterni pretendevano dettare le linee di combattimento agli operativi italiani): rimasi a tener bandiera, essendo perfettamente consapevole di quanto la repressione mi avrebbe regalato.D’altronde non va mai dimenticato che la Trasgressione è tale soltanto se per essa paghi.
La giustizia italiana? In un tempo in cui il Diritto è desacralizzato a farla da padrona è la profana Inquisizione. Nei cosiddetti “anni di piombo” alle operazioni a regia delle “barbe finte” (mai deviate ma sempre istituzionalmente rispondenti alle direttive dell’Esecutivo) si sono specularmene collegate e le operazioni mediatiche intese alla commercializzazione del sangue delle vittime e alla criminalizzazione degli antagonisti e le attività processuali di giudici di parte o comunque operanti alle dipendenze delle cosche di potere.Lo “stato della giustizia” in Italia è dominato da una casta togata che grazie alle continue, costruite “emergenze” (terrorismo, mafia, stadio, pattume) è andata nel tempo imponendo le sue regole spesso in contrasto con le stesse leggi dello Stato.La magistratura è ormai uno dei poteri forti dai quali i sedicenti politici non possono prescindere nelle loro scelte di governo. In termini di ottuso riduttivismo a destra si è parlato troppo spesso di “toghe rosse” dimenticando che il Partito dei Giudici è nato negli anni ’80 dall’incontro tra Magistratura Democratica ( notoriamente di sinistra) e Magistratura Indipendente schierata su posizioni “moderate”. Per decenni si è permesso alla magistratura di seguire la sua via giudiziaria al potere infine realizzatasi con l’accesso di numerosi giudici (ex e non) alle più importanti cariche poliche. E poi? E poi chi si oppone alle regole imposte dalla magistratura organizzata (Associazione nazionale magistrati) e dal suo braccio operativo (Consiglio superiore della magistratura) è fottuto. Insomma chi tocca i fili muore come io ho recentemente scritto e documentato su “Giustizia Giusta” in riferimento a Clementina Forleo e a Luigi De Magistris.
9) Sappiamo che è editore di una rivista dal titolo Giustizia Giusta. Come nasce questo progetto?Come attuale presidente dell’Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora” sono l’editore della rivista “Giustizia Giusta” di cui da più di un decennio curo la redazione. L’Associazione nacque alla fine degli anni ’80 grazie all’iniziativa del radicale Mauro Mellini con il fine di costruire una struttura apartitica che si battesse per la difesa dei diritti e delle garanzie dei cittadini calpestati dallo strapotere di una Magistratura sempre più politicizzata e sempre meno rispettosa della Legge. Sono state numerose le iniziative e le battaglie portate avanti dall’Associazione, soprattutto per smascherare il pentitismo divenuto l’arma vincente del Partito dei Giudici. “Giustizia Giusta” ha costituito di fatto la voce di un’Associazione sempre più disancorata dai partiti istituzionali. Denuncia e documentazione della mala giustizia ovunque e comunque essa si appalesi in spregio della normativa italiana ed internazionale su posizioni di un garantismo espresso a 360°. In difesa del “nero” ma anche del “rosso”, ma soprattutto dei tanti sventurati “senza voce” vittime dell’arroganza e dell’ignoranza della casta togata. Nessun progetto, dunque, ma solo battaglie di libertà. Sulla rivista vengono curati “osservatori” che spaziano dalla situazione internazionale (vedi lotta contro il mandato di cattura europeo e globalizzazione della giustizia) alla criminalizzazione delle curve, dall’azione di contrasto contro le leggi speciali (vedi Fabius e Modigliani-Mancino) con cui si reprimono le idee non-conformi alla disperante condizione delle carceri ed allo smascheramento di quella infamità organizzata nota come pentitismo.Paolo Signorelli

lunedì 21 aprile 2008

E ORA...

DIECI SCOMMESSE DA VINCERE

Conformismo vs. Spirito Critico

Nella società odierna tutte le ideologie sembrano essere morte; questo corrisponde al vero solo se non si considera il cosiddetto "pensiero unico" che oggi domina in occidente come quello che è, cioè un'ideologia.
In nome di questa il regime catto - comunista, pur garantendo formalmente le libertà personali, dichiara senza diritto di cittadinanza tutte le voci fuori dal coro del politicamente corretto. E' la realizzazione della tanto ambita egemonia culturale gramsciana che, dopo un crescendo durato trent'anni, ha raggiunto il suo culmine con la riforma della scuola voluta da Berlinguer. La costante distruzione delle radici della civiltà italiana ed europea, i libri di testo faziosi, gli "agit - proff" ulivisti, il nozionismo esasperato annichiliscono quotidianamente milioni di cervelli. A questa offensiva, che parte dalla scuola e si consolida attraverso i sistemi omologati di comunicazione di massa, dobbiamo opporre un modello fondato sulla valorizzazione delle differenze e delle identità, sulla libertà della cultura, sull'approfondimento interpretativo. Dobbiamo cioè riscoprire lo spirito critico per non affogare nella palude del conformismo.

Stato vs. Comunità

Con la fine del modello di sviluppo fordista e l'avvento della società post - industriale, il mondo occidentale ha visto il progressivo allontanamento delle grandi masse lavoratrici non specializzate dai processi produttivi.
Contemporaneamente, il vecchio modello di welfare state non sì è dimostrato in grado di fare fronte alle nuove esigenze create da questa nuova condizione, dando vita a grandi masse di non garantiti. Le istanze di flessibilità, formazione e ricollocamento provenienti dal mercato del lavoro non trovano oggi risposta in un sistema che. legato alla vecchia concezione di stato sociale - assistenziale e ingessato da lobby sindacali e grande industria impegnate esclusivamente nella difesa di interessi consolidati, si pone ormai come ostacolo allo sviluppo.
Le risposte vanno quindi cercate altrove e non possono che venire dalla società civile organizzata e dai corpi intermedi, secondo il paradigma "più società, meno stato".
Un paradigma che, unitamente alla partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione dell'impresa ed al principio di sussidiarietà, si pone come base per il superamento del concetto di welfare state e l'approdo a quella che possiamo definire "welfare community", cioè una società nella quale sia di centrale importanza la comunità, intesa come elemento di rottura della dicotomia individuo-collettività.

Minimalismo Ecologista vs. Metropoli Futurista


Il politicamente corretto si diffonde e si insinua. Attraversa le categorie sociali, culturali e politiche. Uniforma i linguaggi e costruisce nuove ortodossie. Tra le più fastidiose quella che si basa sul dogma ecologista e si impone alla città. E allora sì da il via al fiorire di demenziali iniziative che dovrebbero tendere al purgare l'uomo della città dalle sue colpe di inquinatore ad oltranza e dai suoi peccati contro natura. Si impone il dogma dell'umana colpevolezza nell'aver reso inquinate e invivibili le città. Il divieto di circolazione automobilistica è un provvedimento repressivo che, anche se verniciato di verde, costituisce un attentato alle libertà personali, intriso di ipocrisia moralistica e nutrito dei più vieti luoghi comuni. Rivela una deriva autoritaria, un'attitudine pericolosa a educare le masse, mezzo e fine di ogni regime. La dittatura mediatica cerca di convincerci che rinunciando all'automobile miglioriamo l'ambiente. Ma chi, dobbiamo chiederci, ha la responsabilità e la colpa del degrado e dell'imbruttimento estetico, architettonico, sociale e ambientale della città e della metropoli? Cittadini incolpevoli o mediocri politicanti amministratori della metropoli negli anni che ci hanno preceduto? Chi ha eretto i non luoghi delle bruttissime periferie? Chi ha spento la creatività architettonica? Noi non vogliamo la città spenta, tranquilla, diluita e moderata, "vogliamo che le nostre città siano dei vulcani, le vogliamo pericolose, fosforescenti, febbricitanti, infernalmente rumoristìche e maliziose, (...) le vogliamo veder vivere di vita magica e camaleontica (...) contenere tutti gli istinti, i capricci, le fantasticherie e le ferocie di una immensa macchina pensante e robusta. " (M. Carli)

Partitocrazia vs. Democrazia Diretta


La distanza tra la politica e i cittadini aumenta sempre più. Dopo la breve parentesi del post - Tangentopoli e della vittoria del Polo nel '94, che aveva aperto orizzonti di rinnovamento del sistema politico e sollecitato nuovi canali di partecipazione popolare, la nostra democrazia ha stabilito una brusca involuzione. La pluridecennale cappa partitocratica che nel dopoguerra aveva annichilito l'Italia, conscia della sua momentanea impresentabilità, nella prima metà degli anni '90 sceglie di abdicare ad un ruolo centrale, delegando poteri diversi da quello politico: è il tempo dei "governi tecnici" guidati dagli ex capi della Banca d'Italia, dal '96, con la vittoria dell'Ulivo, abbiamo assistito ad un prepotente ritorno delle logiche di spartizione partitocratica; a seguito delle occasionali implosioni di questo sistema abbiamo visto fìnte crisi di governo, rimpasti, compravendite di parlamentari, se a ciò sommiamo la costante disapplicazione degli esiti referendari e la squallida politica dei ribaltoni, ci rendiamo conto di come oggi esista in Italia un vulnus democratico che umilia la volontà popolare privilegiando le burocrazie partitiche, sindacali e finanziarie. E' necessario intensificare la battaglia per la democrazia diretta: evoluzione verso un sistema maggioritario completo, elezione diretta del premier o del Presidente della repubblica, elezioni primarie per la scelta dei candidati, introduzione del referendum propositivo, finanziamento trasparente dei partiti sulla base delle indicazioni dei cittadini, applicazione del principio di sussidiarietà per rendere più vicino ai cittadini il livello decisionale. Soltanto così potrà essere ricostruito un rapporto di fiducia fra la politica e i cittadini, tra lo stato e la comunità nazionale.

Omologazione vs. Identità


La globalizzazione di cui oggi si parla tanto altro non è che un processo di estensione a livello mondiale (appunto globale) dei sistemi politici, economici e socio-culturali dell'occidente e soprattutto di una parte di questo; quindi in ultima istanza è il processo più complesso ed esteso di omologazione che si sia mai stato concepito. Con questo processo si tentano di eliminare tutte le differenze e le tradizioni che rappresentano la ricchezza dei popoli promettendo a questi ultimi che la rinuncia alla loro identità, magari plurisecolare, verrà ricompensata con un miglioramento delle loro condizioni economiche. In realtà l'omologazione dei sistemi economici non farà altro che danneggiare le piccole economie dei paesi più poveri, che con le loro piccole imprese (che tra l'altro rappresentano anche la base della ricchezza per diversi paesi occidentali), sono riusciti non solo a sopravvivere ma a volte anche a competere con le grandi imprese che cercano di espandersi anche come modello in tutto il mondo.
Per non essere travolti, annullati e dissolti in un sistema unico mondiale che considera gli uomini solo come acquirenti e i territori nazionali solo se appetibili dal punto di vista finanziario, bisogna conservare e difendere la propria identità sia individuale che comunitaria, noi viviamo in una società in cui i tempi e gli spazi si sono accorciati e quindi le diverse culture si confrontano sempre più spesso. Solo custodendo la propria identità, si può affermare una visione competitiva del confronto ed evitare cosi la totale accettazione dei caratteri di un'altra cultura o, peggio, quelli dell'omologazione globale che fa vestire allo stesso modo, mangiare gli stessi cibi e parlare la stessa lingua.

Europa delle banche vs. Europa dei popoli


La fine dell'ordine di Yalta e il crollo del Muro a Berlino, hanno posto l'Europa del XXI secolo dinanzi ad una duplice scelta: o soggiacere al ruolo, di certo poco pericoloso ma sicuramente non entusiasmante, di vassallo dell'unica superpotenza rimasta dopo la caduta dell'URSS, o approfittare della straordinaria opportunità storico-politica per riaffermare la propria cultura bimillenaria attraverso la costruzione di un Europa dei Popoli.
Da una parte, dunque, l'Europa di Maastricht che ha considerato la sola dimensione finanziaria e tecnologica come elemento di coesione continentale; l'Europa suddita degli USA che è costretta a ricorrere all'intervento militare americano per risolvere conflitti in casa propria dimostrando la totale incapacità di assumere un ruolo decisivo nello scenario internazionale; l'Europa debole politicamente in cui padroneggia una democrazia artificiale manovrata da una burocrazia che nessuno ha mai eletto e che governa con il beneplacito della Sinistra europea quei super moloch-centralista che mira ad annullare l'identità dei popoli. Dall'altra parte invece, chi come noi, da sempre, sogna e crede nell'Europa delle Patrie, fermamente convinti che si debbano unire popoli e tradizioni ancor prima che economie; chi come noi sogna e crede nell'Europa delle Culture e quindi nella valorizzazione e nel rispetto delle particolarità locali e nazionali, vero "collante" di un'unione fondata su una forte integrazione tra Stati. Chi, come noi, crede nell'Europa Politica che abbia una difesa ed una strategia estera comune, nel rispetto delle sovranità nazionali. Chi crede in quell'Europa alleata, sì, degli USA, ma che dotata di un proprio esercito professionale sappia confrontarsi da pari a pari con gli Stati Uniti. Infine, chi come noi crede ed è convinto del ruolo da protagonista che l'Italia potrà assumere nel teatro europeo. E' la sfida tra l'Europa di chi si è rassegnato e l'Europa di chi ha deciso di lottare. Fino alla fine!

Egualitarismo vs. Meritocrazia


Merito contro uguaglianza. E' da trent'anni -dal '68 in poi- che in Italia si confrontano queste due opposte visioni della società. Questa contrapposizione presuppone una diversa concezione dell'uguaglianza: per i "meritocratici", l'unica uguaglianza possibile è, quella di uguali opportunità in partenza per tutti, lasciando poi che il: merito prevalga. Per gli "egualitaristi" ad oltranza, al contrario, anche i punti di arrivo devono essere uniformati.
Questa seconda visione purtroppo ha prevalso, la retorica sessantottina ha affermato la supremazia della quantità sulla qualità, causando un generale appiattimento verso il basso in tutti i settori della società, dalla scuoia, all'università, alla pubblica amministrazione. Al contrario l'idea meritocratica stimola l'uomo a dare sempre il meglio di sé, poiché si basa sulla consapevolezza che l'impegno ed i buoni risultati saranno adeguatamente "ripagati". Non sempre uguaglianza è sinonimo di equità. Solo valorizzando il merito e incentivando effettivamente i meritevoli, si potrà finalmente arrivare ad una società competitiva ma anche giusta. Solo una rivoluzione meritocratica, cioè, potrà finalmente risollevare la Nazione dalla situazione in cui la retorica egualitarista l'ha fatta precipitare.

Relativismo vs. Senso Comune

La cultura politica derivante dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese ha affermato il primato dell'individuo rispetto ai suoi legami ed al suo radicamento nelle comunità di appartenenza: la famiglia, la comunità locale e la Nazione.
Il '900 ha visto così affermarsi con forza una concezione distorta della libertà individuale che, pur non ledendo formalmente la libertà altrui, stravolge i valori tradizionali e naturali.
Il permissivismo ed il relativismo etico puntano ormai da tempo a stravolgere il senso comune, ovvero i valori profondi radicati nella coscienza della civiltà europea. Di qui, per esempio, le massicce campagne per la legalizzazione e/o la liberalizzazione delle droghe e le teorie di "riduzione del danno" che condannano il tossico ad uno stato larvale senza alcuna possibilità di recupero. Drogarsi non è un diritto, è una malattia che la società ha il dovere di debellare attraverso una seria politica di prevenzione, efficaci norme repressive ed incentivi nei confronti di quelle tante realtà di volontariato che combattono ogni giorno per affermare una cultura della vita.
Inoltre, la normativa vigente sulla libertà d'aborto, l'assenza di ogni politica di sostegno alla famiglia, la difesa ostentata e provocatoria della diversità sessuale volta al riconoscimento delle coppie gay e del loro "diritto" a costituire "famiglie" con pari diritti rispetto a quelle naturali e tradizionali; le sempre più agghiaccianti evoluzioni dell'ingegneria genetica... questi sono macigni pesanti sulla strada dell'affermazione della dignità della persona umana.
Ci opponiamo a chi vuole promuovere l'uguaglianza a tutti i costi difendendo i "diversi"; vogliamo valorizzare le differenze che rendono ogni persona diversa dall'altra e difendere l'uomo comune. A chi si riempie la bocca di "emancipazione" e "liberazione" contrapponiamo la forza dei legami e del radicamento.

Materialismo vs. Spiritualismo

Quando si parla di spiritualismo, le prime immagini che possono venire alla mente sono quelle di un monaco tibetano, di un frate cappuccino o, peggio, del mago Othelma. Ma il nostro spiritualismo è un'altra cosa: avere una visione spirituale della vita vuoi dire credere che la vita stessa "non può ridarsi allo scambio, alla produzione o al mercato, ma necessita di dimensioni più alte e diverse" (M.Tremaglia).
Troppe volte, infatti, ci vediamo proporre modelli di vita basati sul consumismo esasperato, sulla bellezza siliconata e sulla ricerca ossessiva del guadagno economico; ma sempre più ci convinciamo che la nostra vita valga molto di più. Con ciò non vogliamo teorizzare una qualche forma di ascetismo, ne suggerire comode fughe dalla realtà materiale (hobby che lasciamo volentieri ai "nuovi profeti" del mondo virtuale). Quello che vogliamo sottolineare è, invece, l'importanza di vivere la quotidianità con senso dell'onore, sapendo sacrificare i propri interessi ed i propri tornaconti personali per difendere un'idea e rifiutando il compromesso sistematico. Vivere, insomma, nella consapevolezza di non essere monadi, ma membri di una comunità e testimoni della sua identità storica. Questo non farà di noi degli eroi, ma sicuramente ci aiuterà ad essere uomini...e coi tempi che corrono ci sembra già qualcosa di cui andare fieri.

Società multirazziale vs. Cultura delle differenze

Opporsi con fermezza all'avvento auspicato dai soliti noti, della società multirazziale è un dovere per un movimento politico quale il nostro. E' un dovere denunciare l'inganno sul quale la sinistra post e neo comunista, ancora internazionalista e falsamente solidale e l'onnipotente apparato finanziario mondiale stanno costruendo la società di oggi e di domani. Un modello di sviluppo fondato sul progressivo annientamento delle culture, delle specificità, delle tradizioni proprie di
ogni popolo e sulla contemporanea formazione dell'uomo nuovo, "cittadino del mondo", prodotto della grande ammucchiata multietnica, che nasce solo per essere guidato, imboccato, vestito, imbavagliato e scambiato a basso prezzo nell'immenso calderone mondialista. In questo progetto, l'immigrazione selvaggia nei paesi europei di milioni di individui espressione di culture differenti, rappresenta un mezzo estremamente potente e per questo dobbiamo essere in grado, rigettando posizioni e forme che non ci appartengono, di dire fortemente no a questo meccanismo. E ciò anche per smascherare quell'altrettanto insopportabile forma di neo - schiavismo perpetrato ai danni di queste schiere di disperati da coloro che continuano a nascondersi dietro il falso paravento della solidarietà e dell'arricchimento culturale ed economico per tutti. Contestualmente dovremo trovare la forza per rendere viva e vivificante la nostra cultura italiana ed europea che da troppo tempo giace nel dimenticatoio, ivi relegata dalle contingenti ragioni dell'economia. Solo recuperando la capacità di essere testimoni proiettati nel futuro della nostra storia non soccomberemo di fronte all'urto del soft - comunismo alleato alle multinazionali che vogliono creare la civiltà del niente.